Una carriera di carta

La carriera di Paolo Culicchi, attuale presidente di Assocarta, nel mondo internazionale delle cartiere.

Una vita. Due vite. Tre vite. Quattro vite. Tutte insieme e intensamente. Il Paolo Culicchi dipendente di cartiere che viaggia in tutto il mondo. Il Paolo Culicchi imprenditore. Il Paolo Culicchi istituzionale. Il Paolo Culicchi ricercatore e innovatore. Andiamo a trovarlo nella sede milanese di Assocarta, l’Associazione italiana fra gli industriali della carta, cartoni e paste per carta, della quale è presidente dal 2008, con in mano il suo curriculum di quattro pagine scritte fitte fitte. E basta iniziare a sentire parlare questo distinto signore, che solo dai documenti si capisce essere del 1933, per capire che non è uno di quei curriculum gonfiati per fare impressione. Sono cose che ha fatto, che ha vissuto. Anzi, solo alcune tra le tante, perché come dice lui “non ho messo proprio tutto”.

Abbiamo cercato, per questo articolo, di costruire con lui una “time line” che metta insieme le sue principali tappe di carriera con la storia della carta in questo mezzo secolo.

Gli inizi e gli anni d’oro

Paolo Culicchi nel 1957 si laurea giovanissimo in ingegneria industriale meccanica. Il suo primo lavoro è alla Shell, grazie a una borsa di studio ottenuta con una tesi di laurea sui motori diesel navali a pistoni contrapposti. La carta non era ancora entrata nella sua vita. Lo fa nel 1961, quando vince un concorso per ruolo tecnico/direttivo nelle Cartiere A. Sterzi di Milano. Dopo 18 mesi di esperienza nello stabilimento di Varese (avviamento nuova macchina continua Voith) per produzione di carte per rotocalco e patinate classiche, parte per gli Stati Uniti.  Nella Western Michigan University a Kalamazoo (Michigan) fa un corso di tecnologia cartaria, seguita da esperienze di lavoro in diverse cartiere americane. Ritorna in Italia nel 1963. Ha il ruolo di project engineer per la costruzione del nuovo stabilimento delle Cartiere A. Sterzi a Crevacuore (VC) dove verranno prodotte di carte naturali senza legno. Inizia a volare alto in quegli anni: prima direttore di questo stabilimento e poi direttore generale della Cartiere A. Sterzi. Ma come era il settore in quegli anni?

I mitici anni 60

“Agli inizi degli anni 60 l’industria cartaria ha cominciato a muoversi” spiega Culicchi. “Era molto diversificata. In Italia c’erano oltre 300 stabilimenti di dimensioni più ridotte rispetto a oggi. Allora la produzione italiana copriva tutta la gamma delle carte, ma eravamo soprattutto specializzati nelle carte grafiche, fini, filigranate, patinate. Allora l’Italia eccelleva anche nella stampa. Siamo diventati produttori anche di questo tipo di carta, ma nello stesso tempo abbiamo perso quantitativi perché la stampa di libri si è spostata in altri Paesi. Prima in Inghilterra e poi, in tempi recentissimi, anche in nazioni come la Cina, che produce tra l’altro oggi carte di ottima qualità, come patinate belle per edizioni artistiche, ed è in grado di stampare molto bene. Nel settore delle riviste quando ho iniziato invece si produceva carta per rotocalco: patinatino, carta naturale senza patinatura. Erano comunque anni di transizione. Stavano progressivamente sparendo le piccole cartiere e iniziavano a presentarsi sul mercato grossi gruppi aggressivi, come la Fabocart che in breve era diventato il primo gruppo italiano senza essere di tradizione cartaria. Prima le aziende erano piccole e di tradizione familiare, alla terza quarta generazione. Il periodo d’oro per le cartiere era iniziato alla metà degli anni 50 per arrivare sino agli anni 80.

Il tissue

Paolo Culicchi, in questo periodo di storia della carta italiana, ha accumulato tra il 1967 e il 1980 parecchie esperienze nel settore delle paste legno meccaniche (sfibratura a pressione – imbianchimento in continuo) e nei primi utilizzi di fibre secondarie (processo disinchiostrazione termochimico). Nel 1980 si avvicina alla fabbricazione della carta tissue, anche con utilizzazione di fibre secondarie, con la progettazione e la realizzazione dello stabilimento Cartitalia di Porcari (Lucca) oggi stabilimento Sca Hygiene. “Ho lasciato le Cartiere A. Sterzi per accettare questo lavoro che per me era un’ulteriore sfida. Lucca sarebbe diventato un distretto molto importante per la produzione di carte per uso igienico sanitario e di carte per ondulatori. Tradizionalmente Lucca produceva carte da imballaggio sfruttando la paglia. Era un processo dannoso per l’ambiente a causa dell’uso di liscive e i produttori locali hanno quindi cominciato a usare il macero per produrre carte per ondulatori. In quel distretto sono stati precursori dell’uso di fibre secondarie. Negli anni successivi è iniziata la produzione di tissue, usando prima e senza grosso successo fibre recuperate e poi la cellulosa. Oggi è un distretto di rilevanza mondiale per il tissue, con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate. Un valore molto elevato: basti pensare che il consumo italiano è di 850 mila tonnellate”.
Intanto la carriera di Paolo Culicchi prosegue spedita. Dopo aver progettato lo stabilimento di Porcari, nel 1981 diventa direttore dello stabilimento di produzione cartaria dell’Italcarta. Mantiene questa carica fino al 1988, data di cessione alla società svedese SCA, uno dei principali gruppi forestali cartari europei. Diventa amministratore delegato del settore Container Board della SCA Packaging Italia. In tale periodo 1981‐1999 è stata completamente riorganizzata la struttura produttiva con l’adeguamento tecnologico del ciclo relativo all’impiego del 100% di fibre secondarie, portando la cartiera ad essere la più importante in Europa del settore carte per ondulatori, eccellendo in produttività e caratteristiche qualitative. “Gli anni 90 – spiega Culicchi – sono stati caratterizzati da un’ulteriore trasformazione verso la concentrazione. I gruppi si ingrandivano acquisendo stabilimenti già operativi, senza aumentare troppo la capacità produttiva perché ormai stabilizzata”.

Le cariche, la ricerca, i premi

Se questa è la carriera da manager, Culicchi è da sempre attivo anche a livello istituzionale. Nel 1981 è stato nominato presidente dell’Aticelca (Associazione tecnica italiana per la cellulosa e la carta), del quale è stato socio sin da quando si chiamava Tappi italiana. Nel periodo 1985‐1987 ha ricoperto la carica di Presidente dell’Eucepa (Associazione Tecnica Europea Cellulosa e Carta) con sede a Parigi organizzando con grande successo nel 1986 la Conferenza Europea di Firenze. Nel 1988 diventa vicepresidente di Assocarta, carica che mantiene per vent’anni.  Consolida la sua presenza nei Comitati Recycling di CEPI e Research CEPI e, sempre nel 1988. Non c’è lo spazio per elencare tutte le cariche e i premi di quegli anni. Possiamo solo aggiungere che dal 2001 al 2010 è stato presidente della Stazione Sperimentale Cellulosa e Carta a Milano, riorganizzando completamente l’Istituto ed inserendolo nel contesto della ricerca cartaria europea, riconosciuta quali soci fondatori dell’EFPRO (European Forest and Paper Research Organization). Oggi, oltre a essere presidente di Assocarta, è membro nel Comitato Confindustria “Politiche territoriali e distretti industriali” guidato dal Vice Presidente di Confindustria Aldo Bonomi e membro del Comitato “Energia” con delega al mercato del gas, guidato dalla Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Dall’anno scorso è anche presidente del Consorzio Confederale Gas Intensive, che raggruppa otto associazioni confederali energivore (consumo annuo di oltre 6 miliardi di metri cubi di gas metano) che ha come scopo di partecipare lobbisticamente alle decisioni governative relative al mercato del gas per salvaguardare gli interessi degli utenti (grossi consumatori industriali).
Per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione, il periodo dal 1988 al 1998 (quando era amministratore delegato di Sca Packaging Italia) è stato caratterizzato per Culicchi da intense relazioni internazionali dovute anche alla partecipazione dalla divisione Corporate Research condotta dal grande scienziato dell’industria cartaria internazionale Alf De Ruvo. “E’ stato questo un grande periodo di ricerca e di sviluppo tecnologico – dice Culicchi – che mi ha portato a partecipare ad alcuni brevetti internazionali quali la produzione di Fluff per prodotti sanitari con l’impiego di fibre recuperate e la disinchiostrazione di maceri stampati in flexo attraverso il processo Septac – separazione mediante tachificazione delle capsule d’inchiostro per il quale brevetto si era anche costruito, sotto la mia supervisione, un impianto pilota in scala semindustriale nella Cartiera di Porcari. Tali brevetti si aggiungevano a quello ottenuto nel 1982 per la produzione di carta per onda di cartone ondulato attraverso un nuovo processo di cottura della paglia del tipo semichimica a base soda”.  Nel 1988 d Atlanta (Georgia) gli viene conferito dalla Tappi (la Technical Association Pulp and Paper Industry alla quale appartiene fin dal 1965) il premio allo sviluppo d’interesse mondiale della tecnologia cartaria Tappi Fellow. E’ stato l’unico italiano ad avere ottenuto tale riconoscimento dall’organizzazione cartaria mondiale.
Nel 990 è iniziata a livello personale la collaborazione col professore americano Lou Edwards titolare della cattedra di ingegneria chimica presso l’University of Idaho a Moscow e vincitore della famosa Gunnar Nicholson Medal nel 1988, prestigioso premio elargito da Tappi al miglior ricercatore mondiale dell’anno, per avere creato i modelli matematici relativi alla cottura delle cellulose nel settore cartario. Nel 1990 venivo viene nominato Associate Professor of Chemical Engineering dalla University of Idaho. Pubblica uno studio sul sistema di calcolo (GEMS – General Energy and Material Survey) applicato ad un complesso flow sheet di preparazione impasti utilizzante fibre secondarie. “Voglio citare al riguardo anche diverse pubblicazioni nel periodo 1967‐2004 relative all’industria cartaria (sviluppo tecnologico e prospettive industriali) di cui sono stato autore (oltre 40 pubblicazioni delle quali 28 censite a livello internazionale) pubblicate su database di archivi telematici : Paper Chem, Pira, Paper Base” sottolinea Culicchi.

Il mercato oggi

Paolo Culicchi si sofferma quindi sul mercato di oggi. “Nel 2009 c’è stato un calo del 18% del fatturato rispetto all’anno precedente, ma il 2010 ha visto un recupero, anche se lento e parziale. Nei primi dieci mesi dell’anno scorso abbiamo rilevato un aumento del fatturato prossimo al 14% rispetto all’analogo periodo 2009”. Per quanto riguarda invece i livelli produttivi, i risultati ufficiali relativi ai primi dieci mesi del 2010 parlano di un miglioramento valutato intorno all’8% rispetto al gennaio-ottobre 2009, periodo che aveva evidenziato una perdita di volumi del 13,4% sul 2008. Anche dal lato della domanda appaiono confermati dall’indagine di fine settembre recuperi rispetto ai depressi livelli del 2009 e un migliore andamento della componente estera rispetto a quella interna. Nel complesso, gli ordini totali, in miglioramento rispetto al secondo trimestre 2009, restano però mediamente al di sotto dei valori rilevati per il periodo dal 2002. La situazione non è dunque ancora florida, ma il trend per Culicchi è incoraggiante, anche se “nel primo trimestre del 2011 sembra esserci una stabilizzazione della domanda.  Purtroppo il conto economico che avrebbe dovuto risollevarsi con la ripresa della domanda è penalizzato dall’aumento delle materie prime. Inoltre in Italia abbiamo il grosso problema, rispetto alle altre nazioni, di avere costi energetici più elevati. In qualità di presidente del Consorzio confederale gas intensive mi sto muovendo per cercare di risolvere questo problema. In qualità di presidente di Assocarta sto infine operando per consolidare la ripresa di quest’anno in un contesto nazionale che vede la politica industriale trascurata e priva di un piano valido di internalizzazione”.
Per Paolo Culicchi un aspetto da monitorare con attenzione è anche quello della concorrenza sempre più agguerrita di carta che proviene dalla Cina. “Nessuno – dice – aveva previsto uno sviluppo di questa dimensione da parte di un Paese che, oltre ai prezzi ha oggi anche un prodotto di qualità. Nel nostro settore, a questo proposito, abbiamo fatto grossi errori di valutazione. A partire dalle multinazionali scandinave  che hanno fornito loro tutta la tecnologia necessaria, che non avevano, a produrre carta di elevata qualità. Se l’Europa ha recuperato nel 2010 rispetto all’anno precedente, il 7,4% di produzione, la Cina è cresciuta di 12,3 punti percentuali e oggi produce 100 milioni di tonnellate di carta, più della produzione complessiva europea”. E tutto questo, spiega Culicchi, nonostante la Cina abbia una grossa carenza di materia prima, visto che non hanno ancora sistemi di raccolta della carta e sono costretti a importare ben 25 milioni di tonnellate di carta da macero per fare carta da giornale (aumentano i lettori interni) e da imballaggio (aumentano le esportazioni e quindi anche la necessità di imballi). “Grazie al nostro aiuto, inteso come aiuto europeo nel fornire macchinari di ultima generazione, sono diventati molto bravi a produttore patinate fini che vendono in tutto il mondo. Occorre quindi avere anche a livello europeo, come hanno già fatto negli Stati Uniti, introdurre dazi e portare avanti decise politiche comunitarie a questo proposito.

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Moreno Soppelsa è un giornalista e fotografo con competenze nella diffusione di contenuti nei nuovi e vecchi canali, dalla carta stampata ai social media, dai siti Web alle App.

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