Il mercato del cotone

Quali e quanti sono le sovvenzioni che le maggiori nazioni prevedono per i produttori di cotone? Ecco l’analisi dell’International Cotton Advisory Committee.

Production and trade policies affecting the cotton industry è il titolo dell’ultimo rapporto dell’Icac (International Cotton Advisory Committee), l’organismo intergovernativo che riunisce i paesi produttori e consumatori di cotone (www.icac.org), con l’obiettivo principale di evidenziare in che modo i governi dei principali Paesi produttori e consumatori di cotone supportino oggi l’industria cotoniera. Nell’analisi si parla più diffusamente di Stati Uniti, Cina, India, Turchia. Non vengono presi in esame singolarmente l’Italia e gli altri paesi dell’Europa Occidentali, che sono visti nell’ottica complessiva dell’Unione Europea.

Il rapporto è stato rilasciato in un momento particolarmente dinamico per il comparto cotoniero globale. Al momento di scrivere queste righe, metà di settembre, è stata appena resa nota la decisione dell’India di togliere ogni limite per le esportazioni del cotone (i relatori del rapporto ancora non lo sapevano). Il provvedimento, operativo dall’inizio di ottobre, consente quindi ai produttori indiani di cotone di portare l’export oltre la soglia delle massima di 1,21 milioni di tonnellate della stagione cotoniera 2010/2011 (senza questo taglio la produzione, secondo Icac, sarebbe stata di 1,25 milioni di tonnellate).  Si tratta di una notizia importante, perché prima del provvedimento gli indiani erano i secondi fornitori di cotone al mondo e il loro ritorno a pieno regime sui mercati internazionali vale, per la prossima stagione, 1,5 milioni di tonnellate di cotone (il 6% dei consumi mondiali), secondo le previsioni del presidente dell’associazione indiana dei cotonieri. Nei prossimi mesi vedremo quali saranno le ripercussioni di questa novità soprattutto sui produttori brasiliani e australiani, che sono stati i più veloci a compensare le debolezza dell’India dei mercati. Tutto questo in un contesto di mercato che vede i prezzi del cotone in calo sin da marzo, dopo una crescita sostenuta negli anni precedenti, e con possibili nuove tendenze ribassiste. Ma, al di là di questo aggiornamento di scenario, andiamo a vedere cosa dice il rapporto dell’Icac sui supporti governativi all’industria cotoniera.

In linea generale i sussidi statali, che comprendono il sostegno diretto della produzione, politiche di protezione delle frontiere, riduzioni nei costi delle assicurazioni per il raccolto e aiuti per le esportazioni, sono in calo. Gli analisti dell’Icac stimano per la stagione 2010/2011 (come è noto l’anno cotoniero va da agosto a luglio) aiuti governativi a livello mondiale pari a 1,3 miliardi di dollari, contro i 3,2 miliardi della stagione precedente e i 5,5 miliardi dei dollari del 2008/2009. Nella corrente stagione, si legge nel rapporto, soltanto cinque Paesi hanno fornito sovvenzioni significative ai cotonieri a un prezzo medio di undici centesimi per pound (ricordiamo che questa unità in voga in questo comparto equivale a circa 453 grammi), mentre nel 2009/2010 erano stati 11 i Paesi a sostenere la produzione e con aiuti più significativi: 11 centesimi per pound. Altri Paesi avevano in programma operazioni di sostegno alla produzione, ma non sono diventati operativi a causa degli elevati prezzi del cotone, che secondo il Cotlook A (l’indice di riferimento mondiale per i prezzi del cotone, www.cotlook.com) sono stati mediamente di 61 centesimi per pound nel 2008/2009, 78 la stagione successiva e 164 in quella appena conclusa.  Nazioni come Pakistan Messico e India infatti avrebbero sostenuto i produttori solo nel caso i prezzi del cotone fossero calati invece di crescere.

Se invece prendiamo in esame, sempre secondo quanto riportato dal rapporto dell’Icac, la quota di produzione mondiale di cotone che è stata sostenuta da aiuti governativi, è stata mediamente del 55% nelle stagioni comprese tra il 1997/1998 al 2007/2008, per salire all’84% nella stagione 2008/2009. “Nel corso del 2009/2010 – scrivono gli analisti Icac – questa percentuale è scesa al 52% ed è stimata in 53 punti percentuali nel 2010/2011. A partire dal 97/98 vi è chiaramente una correlazione negativa tra il Cotlook A Index e l’ammontare dei sussidi forniti all’industria del cotone”. Alcuni Paesi hanno comunque messo a disposizione dei fondi per l’acquisto di fertilizzanti, stoccaggio, trasporti e costi di marketing e pubblicità.

Governo per governo

Se questa è l’analisi a livello mondiale, il rapporto ha quindi indugiato su diversi programmi nazionali di supporto.  Vediamoli brevemente, cominciando dagli Stati Uniti, che hanno diversi tipi di sussidi. Ci sono in primo luogo pagamenti diretti basati sul raccolto (indipendenti dal prezzo di mercato del cotone) e fissati in 6,67 centesimi di dollaro per pound. Il totale di questi aiuti è stato di 588 milioni di dollari nel 2010/2011, un valore sostanzialmente uguale a quello della stagione precedente.  Altri aiuti, come quelli previsti se i prezzi di mercato sono al di sotto del tasso di prestito o se i prezzi di mercato sono troppo bassi, non sono stati applicati nel 2010/2011 per l’evidente motivo delle elevate quotazioni del cotone in questo periodo. Gli Stati Uniti hanno comunque fornito sovvenzioni per le assicurazioni dei raccolti contro le perdite di resa delle colture causate dalle catastrofi naturali (dai parassiti alle inondazioni).

Passiamo alla Cina, che nelle scorse stagioni cotoniere ha dato appoggio ai produttori sostanzialmente con politiche di protezione delle importazioni (quote fissate in base a una complessa scala mobile) e con acquisti diretti delle riserve di  cotone da parte del Governo. Questi interventi in passato hanno determinato un prezzo interno del cotone in Cina superiore alla media internazionale, con conseguenti maggiori compensi per gli agricoltori cinesi. Durante la recessione mondiale del 2008/2009 la Cina non ha “giocato” sulle importazioni, ma ha acquistato circa un terzo della produzione interna, 2,724 milioni di tonnellate, per farne riserva governativa. Le importazioni sono state invece limitate nel 2009/2010 per sostenere i prezzi interni. Analoghe manovre sono state operate nella stagione 2010/11, che si è conclusa il 31 luglio 2011.  I prezzi interni del cotone sono rimasti invece al di sotto di quelli internazionali a partire dallo scorso dicembre, visto il boom dei prezzi del cotone registrato l’anno scorso, senza che le misure protezionistiche riuscissero a ad avere effetti significativi sul cotone domestico. Il governo cinese fornisce anche sovvenzioni per l’utilizzo di sementi di alta qualità e per il trasporto interno del cotone, ma per importi nettamente inferiori nella stagione 2010/2011 rispetto a quella precedente.

Dell’India in parte abbiamo già parlato, soprattutto citando il fatto che nella stagione appena conclusa ha limitato le esportazioni di cotone a 1,1 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda i sostegni, l’India prevede aiuti ai produttori se il prezzo del cotone sui mercati internazionali è troppo basso, ma non vi sono stati pagamenti nel 2010/2011 visto il prezzo elevato di mercato del cotone. Gli agricoltori indiani beneficiano di sussidi nell’ambito di diversi programmi, come quello per l’acquisto di fertilizzanti o per la realizzazione di infrastrutture per la produzione e la distribuzione di sementi di qualità. Previsti anche prestiti agevolati.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, il rapporto Icac parla dei cambiamenti introdotti nella Pac, la politica agricola comunitaria, a partire dalla stagione 2009/2010.  I produttori di cotone, ma questa non è una novità, ricevono una parte di aiuti (65%) come sostegno al reddito, mentre i rimanenti sono legati alla superficie coltivata (sostegno alla produzione). I cambiamenti riguardano essenzialmente la riduzione delle superfici massime ammissibili da dedicare alla coltivazione  in  Grecia e Spagna, i maggiori produttori europei di cotone, fissate rispettivamente a 250.000 e 48.000 ettari. Per beneficiare degli aiuti queste coltivazioni devono essere poste su terreni agricoli autorizzati dai singoli governi europei, seminate con varietà approvate e dare origine a raccolti con normali condizioni di crescita. L’aiuto, si legge nel rapporto è erogato per cotone di qualità “sound, fair and merchantable”. Nel 2010/11 l’importo della sovvenzione diretta alla produzione in Grecia è stato 276 milioni dollari (260 milioni nel 2009/10). La sovvenzione in Spagna è stata di 92 milioni dollari (93 milioni nel 2009/10).

Per finire, la Turchia ha l’abitudine di pagare ai produttori di cotone
un premio per ogni chilogrammo di semi di cotone, con pagamenti più elevati se i semi di cotone sono certificati).  I premi per il 2010/11 non sono stati modificati rispetto alla stagione precedente  e sono pari 0, 42 lire turche (26 centesimi di euro) al chilogrammo per i semi certificati  e 0,32 lire turche  (21 centesimi di dollaro) al chilogrammo per semi regolari. Assumendo che il 90% della produzione di cotone turco è prodotto a partire da sementi certificate, e che tutti i produttori di cotone richiedono il premio, il segretariato dell’Icac stima che il totale dei pagamenti ai produttori di cotone in Turchia è passato da 260 milioni dollari nel 2009/10 ai 309 milioni dollari dell’ultima stagione (anche in virtù di nuove piantagioni in Turchia).

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Moreno Soppelsa è un giornalista e fotografo con competenze nella diffusione di contenuti nei nuovi e vecchi canali, dalla carta stampata ai social media, dai siti Web alle App.

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