Etichette a prova di falsificatori

Le tecnologie e le macchine per realizzare etichette a prova di contraffazione, dagli inchiostri termocromatici ai microcaratteri visibili solo con una lente.

Fibre e adesivi che diventano fluorescenti se esposti alla lampada di Wood. Immagini latenti, che non si vedono ad occhio nudo. Inchiostri termocromatici, magnetici o che reagiscono a specifiche sostanze chimiche. Fili di fustelle sagomati con imprecisioni create ad arte. Microcaratteri visibili solo con una lente. Sono soltanto alcuni degli elementi di sicurezza impiegati nelle “etichette di sicurezza” per cercare di evitare le falsificazioni. Siamo andati a vedere dove nascono le più evolute. E a vedere quali sono i materiali impiegati.

Evitare di essere soggetti di falsificazione. E, in subordine, metterci in condizione di provare, oggettivamente, se un oggetto è stato falsificato o manomesso. Sono le priorità di chi produce qualsiasi tipo di bene di largo consumo o che deve riscuotere esazioni su di essi. Che si tratti di un produttore di un olio automobilistico di particolare pregio e costo o di un governo che deve riscuotere le tasse sui superalcolici e nello stesso tempo certificare la loro rispondenza alle leggi. Sono numerose le strategie per cercare di contrastare le falsificazioni, ma in prima linea ci sono le etichette di sicurezza da apporre ai beni. Etichette tutt’altro che banali, dal momento che in certi casi contengono oltre dieci elementi di sicurezza. Alcuni evidenti, come gli  ologrammi, che hanno il compito di caratterizzare, anche agli occhi dell’utilizzatore finale, l’originalità del prodotto. Altri occulti, come gli inchiostri che diventano fluorescenti alla luce di Wood e vengono rilevati da forze dell’ordine e ispettori dotati di apposite attrezzature.

Lo stato dell’arte
Per cercare di capire quali sono questi elementi di sicurezza siamo andati a vedere come lavora Arca Etichette di Marcallo (MI), uno dei più grandi etichettifici italiani che ha fatto della “sicurezza” uno dei propri mercati d’elezione. “Siamo organizzati in due divisioni – spiega Mauro Fadiga, direttore commerciale di Arca e direttore operativo della divisione Sistemi – che rispettivamente producono etichette autoadesive e le macchine etichettatrici necessarie per applicare queste etichette nel migliore modo possibile. Forniamo in questo modo una soluzione completa ai nostri clienti e ci proponiamo come unici responsabili del processo di etichettatura: 78materiali e macchine progettati per rappresentare una combinazione efficace”. Arca propone sistemi di identificazione, costituiti dalla combinazione di almeno un elemento di sicurezza “occulto” e da almeno uno “palese”. Gli elementi occulti, come ad esempio gli inchiostri a infrarossi, sono invisibili e non facilmente identificabili dai contraffattori. “Un elemento non identificato non può essere riprodotto e quindi presenta un maggior grado di sicurezza, il che costituisce un vantaggio degli elementi occulti” dice Fadiga. “Per contro, gli elementi occulti non esercitano alcun effetto deterrente sul contraffattore, il quale, non conoscendone l’esistenza, procederà alla contraffazione con relativa tranquillità”. I falsi che dovessero essere intercettati sul mercato,  potranno essere identificabili come tali attraverso adeguate verifiche ispettive. Tali verifiche, peraltro, difficilmente possono garantire un controllo capillare, perché richiedono l’impiego di personale esperto e di adeguati strumenti di verifica. Rappresentano perciò uno strumento importante in sede di azione giudiziaria contro il contraffattore, ma non prevengono la contraffazione. I soli elementi di sicurezza occulti non sono sufficienti, quindi, ad arginare le frodi. Un valido sistema anticontraffazione deve perciò prevedere anche elementi “palesi”, bene evidenti a tutti, come la filigrana delle banconote o i bellissimi ologrammi oggi utilizzati, oltre che nella cartamoneta e nelle carte di credito, anche in molte confezioni di beni di consumo, anche con una valenza estetica aggiuntiva. “Questa evidenza mette il falsificatore nella condizione di dover sostenere i costi comportati dall’imitare l’elemento di identificazione – dice Fadiga – e nello stesso tempo lo avvisa della presenza dell’elemento fungendo da deterrente”. Come dire che il contraffattore si rivolgerà preferibilmente a prodotti o certificati, meno protetti.

Etichette russe
Per ovvie ragioni di riservatezza Mauro Fadiga non illustra volentieri macchine e tecniche usate per creare etichette sicure, ma in un caso emblematico può essere più preciso: si tratta di etichette di sicurezza realizzate anni addietro per il Governo Russo, che contengono una decina di elementi di sicurezza tra occulti (la maggior parte) e palesi, per certificare l’originalità e la rispondenza ai requisiti di legge degli alcolici venduti in Russia. Dal momento che queste etichette (che vediamo riprodotte nella figura a pagina XX), seppur tecnologicamente all’avanguardia, sono ciclicamente sostituite dal Governo Russo con altre sempre differenti, oggi se ne può parlare tranquillamente. Queste etichette tra l’altro soddisfano il principio  per cui un sistema di sicurezza valido deve essere controllato da soggetti diversi: 1) il produttore della carta che può inserire nel supporto numerosi elementi di sicurezza, 2) lo stampatore che trasforma la carta in etichette inserendone altri e 3) l’ente governativo, o comunque il produttore, finale titolare del marchio, che aggiunge un codice univoco (anche con macchine e software venduti dalla stessa Arca) e gestisce un sistema di tracciabilità che gli permette, di mantenere il controllo del sistema e di sorvegliare anche fenomeni diversi dalla contraffazione, ma comunque sgraditi, come le importazioni parallele o le frodi sulle garanzie.
“Queste etichette – sottolinea Fadiga – sono stampante su una carta che riporta un numero di lotto che indica, a vantaggio del verificatore, quali specifici elementi di sicurezza sono presenti; molti dei quali, sono gli stessi sistemi impiegati nella stampa della cartamoneta. Il produttore del materiale lo dota di un adesivo fluorescente e fibrille colorate rilevabili mediante lampada di Wood. A questi elementi di sicurezza inseriti dal produttore della carta, noi aggiungiamo una fustellatura antiviolo che impedisce di rimuovere l’etichetta integra; microtesti invisibili a occhio nudo; immagini latenti costituite da una serie di microsegmenti opportunamente disposti che possono rappresentare numeri, testi o immagini; inchiostro magnetico; una “guilloche rilevografica” che riproduce un effetto tridimensionale e che può essere generata da costosissimi software; inchiostro sensibile a un reagente chimico distribuito in vari punti dell’etichetta che da invisibile diventa rosso e, infine, un filo fustella sagomato con piccole e volute imperfezioni”.
Nessuno di questi elementi di sicurezza è di per se sufficiente a garantire dalla falsificazione dell’etichetta. Ma, più ce ne sono, più si rende difficile la vita al contraffattore. Che, per realizzare la “contraffazione perfetta” dovrebbe beneficiare di complicità tra i produttori di carte, tra gli stampatori di etichette e ….certificazione addirittura presso il titolare del marchio.
Difficile ottenere più informazioni da Mauro Fadiga sulle tecniche di lavorazione di queste etichette. “Non vorrà aiutare i contraffattori a fare meglio il loro lavoro? Posso dirle che sono state prodotte con una combinazione di sistemi di stampa; tra i quali la offset, indispensabile per gli elementi di sicurezza grafici (come micro testi, immagini latenti, raster), la flessografia e anche, in certi casi, la stampa digitale, indispensabile per i “codici univoci” di tracciabilità, quando non gestiti direttamente dal cliente finale, in fase di etichettatura”.

Le etichette dalla parte dei materiali

Per ottenere una etichetta anticontraffazione, antiviolazione o di identificazione, le “etichette speciali”, quelle che testimoniano che il prodotto sulle quali sono applicate è originale,  che la confezione non è stata manomessa e permettono di identificarlo nel tempo, giocano un ruolo importante almeno due attori: lo stampatore delle etichette e il produttore dei materiali su cui sono stampate. Dello stampatore abbiamo già parlato sopra, vediamo il ruolo di quest’ultimo nel mettere a punto questi particolari materiali speciali. Nel caso della multinazionale 3M, che ha in portafoglio 75.000 prodotti (nati da 45 piattaforme tecnologiche)  che spaziano dagli adesivi ai Post-it, dalla salute alle comunicazioni, dalla sicurezza ai sistemi di identificazione. In particolare, per quanto riguarda l’identificazione ha materiali speciali per realizzare etichette nei casi in cui servono alte prestazioni. Come i materiali studiati per resistere ad altre temperature nel processo produttivo e nello stesso tempo in grado di rompersi e deformarsi facilmente in caso di manomissione. In altri casi le etichette devono essere molto sicure per un certo periodo, ma poi facilmente rimovibili senza residui. O, ancora, materiali in grado di resistere fino a 300°.
“In particolare – spiega Alessandro Roda, responsabile del servizio tecnico di tutti i sistemi per identificazione di 3M – siamo presenti in questo comparto con due entità differenziate: il reparto dei sistemi di identificazione, di cui mi occupo, e un reparto che serve livelli di sicurezza più elevati, come quelli destinati ad assicurare l’originalità di un software o testimoniare l’autenticità di un passaporto o di un documento. Per quanto riguarda le etichette di sicurezza, sono fatte con materiali che si frammentano o si delaminano quando si cerca di staccarli. Abbiamo anche prodotti definiti Void, basati su un frontale in poliestere. Quando si tenta di staccare un’etichetta realizzata con questi materiali, viene rilasciata una scritta che si separa dal frontale e rivela la manomissione in modo permanente”.
Questo tipo di etichette solitamente vengono usate in ambito industriale, ma a volte anche come sigillo di sicurezza per confezioni di profumi e prodotti cosmetici, schede elettroniche e prodotti informatici di un certo valore. Un’etichetta di questo genere assicura che quella confezione non è mai stata aperta e che contiene proprio il prodotto indicato sui testi che vi sono impressi. “Io preferisco chiamare queste etichette antimanomissione, invece che anticontraffazione perché in realtà in circolazione ci possono essere prodotti falsi protetti da etichette anti manomissione vere” sottolinea Roda”.
3M ha due linee di prodotto, per quanto riguarda le modalità di fornitura. Una destinata agli etichettifici e l’altra alle serigrafie che lavorano in piano. La maggior parte dei prodotti sono disponibili sia nella versione in bobina, sia in quella in foglio. La differenza sta nella carta che protegge l’adesivo, il cosiddetto “liner”, che è più sottile per le macchine che lavorano in bobina e più pesante per la lavorazione in piano in serigrafia.
“Dal punto di vista strettamente tecnico – spiega Roda – il nostro punto di forza principale, che ci differenzia nettamente dalla concorrenza, è quello degli adesivi. Sono elevate le performance, la quantità e soprattutto la capacità di questi adesivi di legarsi anche con superfici che sono difficilmente adesivizzabili, come le plastiche definite a bassa energia: plastiche poliolefiniche, polietilene, polipropilene e anche Nylon. Abbiamo anche adesivi che lavorano bene sulle verniciature a polvere, che sono verniciature molto presenti nell’industria e richiedono molto dal punto di vista della qualità dell’adesivo. Un adesivo generico su una verniciatura a polvere difficilmente riuscirà a dare una prestazione superiore a pochi mesi”.
Sia i prodotti che si delaminano distruggendo l’etichetta, sia i materiali Void sono adatti per lavorazione con tecniche tradizionali: serigrafia, flessografia, stampa a caldo. 3M sta lavorando anche per mettere a punto etichette per il digitale, ma più per il mondo dell’etichettatura permanente che di quella distruttibile e quindi di sicurezza. “Sicuramente è un mercato che vale la pena di seguire – dice Roda –  anche se i nostri materiali sono dedicati nella maggior parte dei casi al mercato industriale, dove il colore dell’etichetta ha una valenza limitata. Difficilmente si fanno etichette industriali in quadricromia. In questo caso è molto più importante il dato variabile”.
“Pur essendo una multinazionale estremamente differenziata – conclude Roda – riusciamo inoltre ad avere una grande flessibilità nel realizzare sempre nuovi prodotti, soprattutto nei nostri stabilimenti in Scozia, Polonia e Germania. Possiamo quindi riuscire ad ottenere modifiche di prodotti: particolari combinazioni di adesivi e frontali, variazioni di spessore o di trattamenti superficiali in modo da dare una resistenza ancora maggiore, ad esempio, alla sfregamento con solventi. Gli stampatori possono anche richiederci pareri su quali siano i materiali migliori per specifiche applicazioni e siamo disponibili a supportare i nostri clienti anche con test specifici sui prodotti”.

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Moreno Soppelsa è un giornalista e fotografo con competenze nella diffusione di contenuti nei nuovi e vecchi canali, dalla carta stampata ai social media, dai siti Web alle App.

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