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Quando si acquista una macchina fotografica,
la prima decisione da prendere è se scegliere tra i modelli digitali o tra
quelli tradizionali. E non è una decisione facile, perché in campo
fotografico entrambi i formati hanno pro e contro molto validi. Per le
videocamere non c’è questo problema, almeno per la maggior parte degli
impieghi non professionali e per chi ha la disponibilità di un computer: il
digitale supera la vecchia cassetta di molte lunghezze. Le ragioni sono
molte: la facilità di trasferimento dei dati dalla videocamera al computer,
le possibilità di manipolazione elettronica delle immagini già sulla
telecamera, utili congegni elettronici che consentono di fare riprese anche
quando c’è poca luce o che sono capaci di sopperire alla mano tremolante del
videoamatore meno rodato, dimensioni e pesi alla portata dei più pigri.
Se il digitale è sicuramente la scelta giusta nella maggior parte dei casi,
restano da vedere quali sono i parametri da considerare per la scelta della
videocamera giusta. In fondo non ce ne sono tanti. I produttori non sono
molti (non è facile mettere insieme le tecnologie necessarie) e sono tutti
noti e affidabili, per cui in genere la qualità e il rapporto
prezzo/prestazione tra i vari modelli dei vari produttori è omogenea. Il
primo aspetto importante che governa la scelta è il formato di
registrazione, al quale fanno seguito i pixel del CCD (o dei CCD, come
vedremo) e le porte per il collegamento audio e video con il computer. Altri
aspetti vanno considerati in funzione dell’impiego specifico che si intende
fare della videocamera. Se non si ha, ad esempio, anche una macchina
fotografica, è meglio privilegiare i modelli capaci di scattare anche foto e
di memorizzarle su schede di memoria estraibili. Se si intende usarla la
notte, scegliere un modello con visione notturna. Se si amano le riprese
creative, scegliere una videocamera con molti controlli manuali.
Ecco quindi una serie di suggerimenti per orientarsi nella scelta. E una
tabella con i principali modelli sul mercato chiusa in redazione l’ultima
settimana di agosto. Ai produttori abbiamo comunque chiesto di indicare i
prezzi riferendoli a ottobre e di inviarci le caratteristiche di cinque
modelli al massimo per ogni marchio, privilegiando ovviamente le videocamere
più recenti e interessanti. Purtroppo abbiamo dovuto eliminare dalla tabella
alcune voci che avevamo previsto, come ad esempio la velocità dell’autofocus
o la sensibilità in lux. Nel primo caso perché, nonostante sia un parametro
interessante, quasi nessun produttore lo fornisce. Nel secondo caso perché
alcuni produttori hanno fornito la sensibilità in lux “artefatta”
elettronicamente (ad esempio 0 lux in “super night mode”) ed altri quella
effettiva. Pubblicando questi dati avremmo penalizzato i più trasparenti,
che indicavano magari un valore di 4 lux che, alla resa dei conti, è magari
migliore di uno 0 lux aggiustato digitalmente. Quando in tabella, infine,
appare la voce n.d. è perché il produttore non ha voluto o saputo indicare
il valore relativo.
La scelta del formato
Il sistema di memorizzazione più diffuso attualmente delle videocamere
digitali si chiama MiniDV. Sono piccole cassette sul cui nastro le
informazioni vengono archiviate in formato digitale, pronte per essere
trasferite al computer tramite la porta Firewire (che vedremo più avanti)
senza nessun decadimento della qualità delle immagini. Il formato DV, di cui
il MiniDV è la versione non professionale, ma identica nelle linee guida,
prevede una risoluzione di 720 x 576 pixel nel formato PAL e di 720 x 480
pixel nel formato NTSC, un frame rate di 25 o 29,97 fotogrammi al secondo
(rispettivamente per PAL e NTSC) e un flusso di dati di 25 Mbit al secondo.
Il fattore di compressione è pari a 5:1 e un minuto di filmato occupa circa
200 MB di spazio. Le cassette MiniDV sono ora molto diffuse, consentono di
memorizzare sino a 90 minuti di filmato e costano di più di una normale VHS.
Un formato alternativo è rappresentato dal Digital8, che consente di
registrare sulle “vecchie” cassette analogiche Hi8 dati digitali con la
stessa qualità del MiniDV. Lo svantaggio è rappresentato dal fatto che le
cassette Hi8 sono più grandi delle MiniDV e questo si ripercuote sulle
dimensioni della videocamera. Si tratta inoltre di un formato usato da pochi
produttori. In tabella soltanto Sony appare con due modelli Digital8.
Un altro formato che sta muovendo i primi passi è il DVD-RAM. Le videocamere
che lo adottano sono ancora poche (in tabella ci sono solo due modelli di
Hitachi) ed hanno la caratteristica di registrare i filmati direttamente su
DVD, riproducibili poi su computer o sui player domestici. La loro scelta
però deve essere vagliata accuratamente. Il difetto principale è che ci sono
ancora parecchi problemi di compatibilità nei formati DVD registrabili e non
è detto che il DVD registrato dalla videocamera possa essere riprodotto su
tutti i player.
Il sensore
La qualità, la nitidezza delle immagini e la fedeltà dei colori in una
videocamera dipendono dal suo CCD (Charged Couple Device), una piastra di
silicio coperta da milioni di sensori che trasformano la luce nei classici
pixel, che compongono un’immagine digitale. E’ lo stesso dispositivo
presente nelle fotocamere digitali, dove più alto è il numero di pixel del
sensore, migliore sarà la qualità delle immagini che si ottengono. Nelle
fotocamere il discorso è un po’ diverso, perché il formato del video è
standard e per raggiungere la risoluzione necessaria per il formato DV è
sufficiente che il CCD sia di 415.000 pixel, valore che si ottiene
moltiplicando i 720 x 576 pixel tipici della risoluzione del formato PAL. In
teoria quindi risoluzioni maggiori sarebbero inutili. Come mai allora ci
sono videocamere con sensori da 800.000, 1.330.000 e addirittura 2.110.000
pixel? Oltre che a essere utili per le videocamere che possono funzionare in
modalità fotocamera (scatto singolo), i pixel in eccesso vengono usati per
le funzioni di zoom digitale e di stabilizzazione dall’immagine. Anche nel
caso delle videocamere i pixel del sensore non sono mai abbastanza, insomma.
E a volte sono addirittura doppi, come nel caso della VP D5000I di Samsung,
un interessante videocamera che, ruotando il suo corpo ottico diventa una
fotocamera che ha un proprio sensore da 4.130.000 pixel.
Alcune videocamere di fascia alta hanno tre sensori. Nei modelli a singolo
sensore, i tre colori fondamentali (rosso, verde e blu) vengono catturati
con particolari accorgimenti dallo stesso dispositivo. Questo può
determinare un decadimento della qualità delle immagini soprattutto in
presenza di forti contrasti. Nei modelli a tre sensori le immagini saranno
più brillanti e nitide, e i colori più fedeli perché ogni singolo sensore si
occupa di una sola delle tre componenti cromatiche principali. Lo svantaggio
è rappresentato dal fatto che tre sensori costano più di uno e questo si
ripercuote sul costo finale della videocamera.
Le connessioni
I rapporti tra le videocamere tradizionali e il computer è sempre stato
difficile. I segnali video analogici dovevano essere trasferiti a un pc
dotato di opportune schede di acquisizione video tramite le uscite con
segnale “videocomposito” o, per i possessori di modelli di fascia alta,
tramite l’uscita S-Video. Ora quasi tutte le videocamere (e tutte quelle in
tabella, tranne le Hitachi che memorizzano su DVD e che quindi non ne hanno
bisogno) sono dotate di porta Firewire per il trasferimento dei dati al
computer direttamente in digitale. E’ uno standard sviluppato da Apple ora
diffusissimo con il nome IEEE 1394, con la denominazione i-Link impartita da
Sony o semplicemente come DV Out/In. Non tutte le videocamere che hanno
l’uscita DV (DV-Out) hanno anche la corrispondente entrata DV (DV-In), e
questo per una fastidiosa tassazione aggiuntiva praticata in Europa ai
modelli che hanno questa funzionalità. I produttori molto spesso prevedono
modelli, leggermente più costosi, appositamente dotati di entrata DV. Sono
da scegliere soltanto se si prevede di fare montaggi sul computer per poi
riversarli di nuovo su cassetta, altrimenti sono soldi buttati.
Se si prevede di collegare la videocamera direttamente con videoregistratore
o con un televisore è opportuno accertarsi che sia dotata di uscite
analogiche (come la S-Video, ad esempio). La maggior parte delle videocamere
ne sono dotate, così come di solito hanno anche la connessione USB.
Quest’ultima è utile soprattutto per trasferire scatti singoli al computer o
nel caso che il pc non sia dotato di porta Firewire. Molto utili nelle
videocamere, che si usano anche come macchina fotografica digitale, gli
alloggiamenti per schede di memoria flash. Sono memorie "trasportabili", che
sono intercambiabili (un po' come i "vecchi" floppy disc) e che servono per
archiviare dati soprattutto in dispositivi portatili, come le fotocamere
digitali, i palmari e le videocamere digitali. Tra i primi formati di
memorie flash introdotti sul mercato vi sono le Compact Flash di tipo I e di
tipo II, affiancate dalle schede MultiMedia (MMC), leggermente più grandi
delle Compact Flash, e la cui evoluzione è rappresentata dalle schede SD
(Secure Digital) che a differenza delle MMC sono dotate di controller. Le
videocamere Sony usano un formato proprietario: le Memory Stick.
Lo zoom e la stabilizzazione delle immagini
Tutte le fotocamere digitali sono dotate sia di zoom ottico sia di zoom
digitale. Quello realmente importante è il primo, perché la possibilità di
ingrandire un’immagine via software è tecnologicamente banale e non fa altro
che ingrandire artificialmente quello che l’obiettivo e il CCD riprendono,
con la stessa perdita di qualità che si nota quando si ingrandisce
un’immagine al computer. Lo zoom ottico invece non provoca distorsione. In
tabella è riportata la focale minima (grandangolo) e massima (teleobiettivo)
dell’obiettivo in dotazione alle fotocamere. Più basso è il valore della
focale minima, più ampio sarà l’angolo di ripresa. Al contrario, più alto
sarà il valore della focale massima, che è sempre la seconda riportata, più
l’obiettivo sarà in grado di avvicinare i soggetti. Il passaggio tra una
focale e l’altra si chiama zoom ottico ed è indicato anche come rapporto. Ad
esempio, “10 x” significa che dalla focale minima alla massima, che si
esprime come avviene per le fotocamere in millimetri, l’ingrandimento è di
dieci volte.
Uno dei problemi che si nota maggiormente nelle riprese amatoriali è
l’effetto mosso, dovuto ai movimenti non fluidi dell’operatore, soprattutto
quando si impugna una videocamera piccola e con un rapporto di zoom spinto.
I modelli di fascia alta sono dotati di uno stabilizzatore ottico che
corregge questi tremolii. Nei modelli in cui non c’è il costoso (e
ingombrante) stabilizzatore ottico la stessa funzione viene svolta
digitalmente. In pratica, i pixel del CCD che non sono chiamati direttamente
in causa per formare la definizione dell’immagine catturano un’area visibile
più grande di quella realmente riprodotta e un software compensa gli
spostamenti bruschi della camera in una direzione, effettuando spostamenti
dell’intera scena in direzione opposta. Questo tipo di stabilizzazione non è
tuttavia perfetto e può capitare che vi sia un degrado dell’immagine,
soprattutto quando non ci sono pixel in abbondanza e il software deve
attingere dall’area effettiva di ripresa, ridotta così anche del 15% per poi
essere espansa via software. La funzione di stabilizzazione si può comunque
disattivare praticamente su tutte le videocamere.
Gli aspetti soggettivi
Abbiamo visto quali sono i principali criteri che dovrebbero essere presi in
considerazione per la scelta di una videocamera. Ce ne sono altri
importanti, che tuttavia non sono ben espressi nelle schede tecniche fornite
dai produttori. Abbiamo già accennato alla velocità dell’autofocus, che i
produttori forniscono raramente. Una videocamera con autofocus lento darà
risultati sgradevoli per qualche istante ogni volta che si usa lo zoom o si
cambia velocemente soggetto. Non resta che provare il modello che si intende
acquistare (ricordandosi di testarla anche su questo aspetto). La prova sul
campo è necessaria per verificare il suo comportamento in presenza di poca
luce, dal momento che il valore che indica l’intensità di luce, il lux, non
è stato standardizzato consentendo ai produttori interpretazioni soggettive.
Altri componenti di una videocamera che è bene valutare di persona sono il
mirino e il monitor a LCD. Una volta per riprendere veniva usato
esclusivamente il mirino, che di solito è formato da un display di piccole
dimensioni (mezzo pollice) e di bassa risoluzione. Oggi si tende invece a
usare sempre di più il monitor, che in molte videocamere è estraibile ed
orientabile. Le sue dimensioni, di solito, oscillano tra i 2,5” e i 3,5”. E’
fondamentale rendersi conto della sua qualità, soprattutto per quanto
riguarda contrasto e luminosità, osservandolo all’opera in piena luce.
Infine, un occhio attento va alla durata delle batterie. Quasi tutte le
videocamere oggi hanno batterie agli ioni di litio, non costosissime, con
una discreta autonomia e non soggette all’effetto memoria, che ne
compromette la durata quando sono ricaricate prima di essere completamente
esaurite. Purtroppo non tutti i produttori hanno specificato la loro durata
e, in ogni caso, quella dichiarata non comprende quasi mai l’utilizzo con
opzioni che notoriamente assorbono molta energia, come la visione notturna a
infrarossi, lo stabilizzatore e gli effetti video.
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