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Guida all'acquisto: come scegliere una videocamera digitale

Videocamera? Solo digitale, please

MiniDV, Digital8 o DVD-RAM? Con uno o tre sensori? Con la sola uscita Firewire o anche con l’ingresso digitale per il video? Ecco qualche dritta per non sbagliare nella scelta di una videocamera digitale. E per rinunciare una volta per tutte all’obsoleta VHS.

2004

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Moreno Soppelsa

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Quando si acquista una macchina fotografica, la prima decisione da prendere è se scegliere tra i modelli digitali o tra quelli tradizionali. E non è una decisione facile, perché in campo fotografico entrambi i formati hanno pro e contro molto validi. Per le videocamere non c’è questo problema, almeno per la maggior parte degli impieghi non professionali e per chi ha la disponibilità di un computer: il digitale supera la vecchia cassetta di molte lunghezze. Le ragioni sono molte: la facilità di trasferimento dei dati dalla videocamera al computer, le possibilità di manipolazione elettronica delle immagini già sulla telecamera, utili congegni elettronici che consentono di fare riprese anche quando c’è poca luce o che sono capaci di sopperire alla mano tremolante del videoamatore meno rodato, dimensioni e pesi alla portata dei più pigri.
Se il digitale è sicuramente la scelta giusta nella maggior parte dei casi, restano da vedere quali sono i parametri da considerare per la scelta della videocamera giusta. In fondo non ce ne sono tanti. I produttori non sono molti (non è facile mettere insieme le tecnologie necessarie) e sono tutti noti e affidabili, per cui in genere la qualità e il rapporto prezzo/prestazione tra i vari modelli dei vari produttori è omogenea. Il primo aspetto importante che governa la scelta è il formato di registrazione, al quale fanno seguito i pixel del CCD (o dei CCD, come vedremo) e le porte per il collegamento audio e video con il computer. Altri aspetti vanno considerati in funzione dell’impiego specifico che si intende fare della videocamera. Se non si ha, ad esempio, anche una macchina fotografica, è meglio privilegiare i modelli capaci di scattare anche foto e di memorizzarle su schede di memoria estraibili. Se si intende usarla la notte, scegliere un modello con visione notturna. Se si amano le riprese creative, scegliere una videocamera con molti controlli manuali.
Ecco quindi una serie di suggerimenti per orientarsi nella scelta. E una tabella con i principali modelli sul mercato chiusa in redazione l’ultima settimana di agosto. Ai produttori abbiamo comunque chiesto di indicare i prezzi riferendoli a ottobre e di inviarci le caratteristiche di cinque modelli al massimo per ogni marchio, privilegiando ovviamente le videocamere più recenti e interessanti. Purtroppo abbiamo dovuto eliminare dalla tabella alcune voci che avevamo previsto, come ad esempio la velocità dell’autofocus o la sensibilità in lux. Nel primo caso perché, nonostante sia un parametro interessante, quasi nessun produttore lo fornisce. Nel secondo caso perché alcuni produttori hanno fornito la sensibilità in lux “artefatta” elettronicamente (ad esempio 0 lux in “super night mode”) ed altri quella effettiva. Pubblicando questi dati avremmo penalizzato i più trasparenti, che indicavano magari un valore di 4 lux che, alla resa dei conti, è magari migliore di uno 0 lux aggiustato digitalmente. Quando in tabella, infine, appare la voce n.d. è perché il produttore non ha voluto o saputo indicare il valore relativo.

La scelta del formato

Il sistema di memorizzazione più diffuso attualmente delle videocamere digitali si chiama MiniDV. Sono piccole cassette sul cui nastro le informazioni vengono archiviate in formato digitale, pronte per essere trasferite al computer tramite la porta Firewire (che vedremo più avanti) senza nessun decadimento della qualità delle immagini. Il formato DV, di cui il MiniDV è la versione non professionale, ma identica nelle linee guida, prevede una risoluzione di 720 x 576 pixel nel formato PAL e di 720 x 480 pixel nel formato NTSC, un frame rate di 25 o 29,97 fotogrammi al secondo (rispettivamente per PAL e NTSC) e un flusso di dati di 25 Mbit al secondo. Il fattore di compressione è pari a 5:1 e un minuto di filmato occupa circa 200 MB di spazio. Le cassette MiniDV sono ora molto diffuse, consentono di memorizzare sino a 90 minuti di filmato e costano di più di una normale VHS. Un formato alternativo è rappresentato dal Digital8, che consente di registrare sulle “vecchie” cassette analogiche Hi8 dati digitali con la stessa qualità del MiniDV. Lo svantaggio è rappresentato dal fatto che le cassette Hi8 sono più grandi delle MiniDV e questo si ripercuote sulle dimensioni della videocamera. Si tratta inoltre di un formato usato da pochi produttori. In tabella soltanto Sony appare con due modelli Digital8.
Un altro formato che sta muovendo i primi passi è il DVD-RAM. Le videocamere che lo adottano sono ancora poche (in tabella ci sono solo due modelli di Hitachi) ed hanno la caratteristica di registrare i filmati direttamente su DVD, riproducibili poi su computer o sui player domestici. La loro scelta però deve essere vagliata accuratamente. Il difetto principale è che ci sono ancora parecchi problemi di compatibilità nei formati DVD registrabili e non è detto che il DVD registrato dalla videocamera possa essere riprodotto su tutti i player.

Il sensore

La qualità, la nitidezza delle immagini e la fedeltà dei colori in una videocamera dipendono dal suo CCD (Charged Couple Device), una piastra di silicio coperta da milioni di sensori che trasformano la luce nei classici pixel, che compongono un’immagine digitale. E’ lo stesso dispositivo presente nelle fotocamere digitali, dove più alto è il numero di pixel del sensore, migliore sarà la qualità delle immagini che si ottengono. Nelle fotocamere il discorso è un po’ diverso, perché il formato del video è standard e per raggiungere la risoluzione necessaria per il formato DV è sufficiente che il CCD sia di 415.000 pixel, valore che si ottiene moltiplicando i 720 x 576 pixel tipici della risoluzione del formato PAL. In teoria quindi risoluzioni maggiori sarebbero inutili. Come mai allora ci sono videocamere con sensori da 800.000, 1.330.000 e addirittura 2.110.000 pixel? Oltre che a essere utili per le videocamere che possono funzionare in modalità fotocamera (scatto singolo), i pixel in eccesso vengono usati per le funzioni di zoom digitale e di stabilizzazione dall’immagine. Anche nel caso delle videocamere i pixel del sensore non sono mai abbastanza, insomma. E a volte sono addirittura doppi, come nel caso della VP D5000I di Samsung, un interessante videocamera che, ruotando il suo corpo ottico diventa una fotocamera che ha un proprio sensore da 4.130.000 pixel.
Alcune videocamere di fascia alta hanno tre sensori. Nei modelli a singolo sensore, i tre colori fondamentali (rosso, verde e blu) vengono catturati con particolari accorgimenti dallo stesso dispositivo. Questo può determinare un decadimento della qualità delle immagini soprattutto in presenza di forti contrasti. Nei modelli a tre sensori le immagini saranno più brillanti e nitide, e i colori più fedeli perché ogni singolo sensore si occupa di una sola delle tre componenti cromatiche principali. Lo svantaggio è rappresentato dal fatto che tre sensori costano più di uno e questo si ripercuote sul costo finale della videocamera.

Le connessioni

I rapporti tra le videocamere tradizionali e il computer è sempre stato difficile. I segnali video analogici dovevano essere trasferiti a un pc dotato di opportune schede di acquisizione video tramite le uscite con segnale “videocomposito” o, per i possessori di modelli di fascia alta, tramite l’uscita S-Video. Ora quasi tutte le videocamere (e tutte quelle in tabella, tranne le Hitachi che memorizzano su DVD e che quindi non ne hanno bisogno) sono dotate di porta Firewire per il trasferimento dei dati al computer direttamente in digitale. E’ uno standard sviluppato da Apple ora diffusissimo con il nome IEEE 1394, con la denominazione i-Link impartita da Sony o semplicemente come DV Out/In. Non tutte le videocamere che hanno l’uscita DV (DV-Out) hanno anche la corrispondente entrata DV (DV-In), e questo per una fastidiosa tassazione aggiuntiva praticata in Europa ai modelli che hanno questa funzionalità. I produttori molto spesso prevedono modelli, leggermente più costosi, appositamente dotati di entrata DV. Sono da scegliere soltanto se si prevede di fare montaggi sul computer per poi riversarli di nuovo su cassetta, altrimenti sono soldi buttati.
Se si prevede di collegare la videocamera direttamente con videoregistratore o con un televisore è opportuno accertarsi che sia dotata di uscite analogiche (come la S-Video, ad esempio). La maggior parte delle videocamere ne sono dotate, così come di solito hanno anche la connessione USB. Quest’ultima è utile soprattutto per trasferire scatti singoli al computer o nel caso che il pc non sia dotato di porta Firewire. Molto utili nelle videocamere, che si usano anche come macchina fotografica digitale, gli alloggiamenti per schede di memoria flash. Sono memorie "trasportabili", che sono intercambiabili (un po' come i "vecchi" floppy disc) e che servono per archiviare dati soprattutto in dispositivi portatili, come le fotocamere digitali, i palmari e le videocamere digitali. Tra i primi formati di memorie flash introdotti sul mercato vi sono le Compact Flash di tipo I e di tipo II, affiancate dalle schede MultiMedia (MMC), leggermente più grandi delle Compact Flash, e la cui evoluzione è rappresentata dalle schede SD (Secure Digital) che a differenza delle MMC sono dotate di controller. Le videocamere Sony usano un formato proprietario: le Memory Stick.

Lo zoom e la stabilizzazione delle immagini

Tutte le fotocamere digitali sono dotate sia di zoom ottico sia di zoom digitale. Quello realmente importante è il primo, perché la possibilità di ingrandire un’immagine via software è tecnologicamente banale e non fa altro che ingrandire artificialmente quello che l’obiettivo e il CCD riprendono, con la stessa perdita di qualità che si nota quando si ingrandisce un’immagine al computer. Lo zoom ottico invece non provoca distorsione. In tabella è riportata la focale minima (grandangolo) e massima (teleobiettivo) dell’obiettivo in dotazione alle fotocamere. Più basso è il valore della focale minima, più ampio sarà l’angolo di ripresa. Al contrario, più alto sarà il valore della focale massima, che è sempre la seconda riportata, più l’obiettivo sarà in grado di avvicinare i soggetti. Il passaggio tra una focale e l’altra si chiama zoom ottico ed è indicato anche come rapporto. Ad esempio, “10 x” significa che dalla focale minima alla massima, che si esprime come avviene per le fotocamere in millimetri, l’ingrandimento è di dieci volte.
Uno dei problemi che si nota maggiormente nelle riprese amatoriali è l’effetto mosso, dovuto ai movimenti non fluidi dell’operatore, soprattutto quando si impugna una videocamera piccola e con un rapporto di zoom spinto. I modelli di fascia alta sono dotati di uno stabilizzatore ottico che corregge questi tremolii. Nei modelli in cui non c’è il costoso (e ingombrante) stabilizzatore ottico la stessa funzione viene svolta digitalmente. In pratica, i pixel del CCD che non sono chiamati direttamente in causa per formare la definizione dell’immagine catturano un’area visibile più grande di quella realmente riprodotta e un software compensa gli spostamenti bruschi della camera in una direzione, effettuando spostamenti dell’intera scena in direzione opposta. Questo tipo di stabilizzazione non è tuttavia perfetto e può capitare che vi sia un degrado dell’immagine, soprattutto quando non ci sono pixel in abbondanza e il software deve attingere dall’area effettiva di ripresa, ridotta così anche del 15% per poi essere espansa via software. La funzione di stabilizzazione si può comunque disattivare praticamente su tutte le videocamere.

Gli aspetti soggettivi

Abbiamo visto quali sono i principali criteri che dovrebbero essere presi in considerazione per la scelta di una videocamera. Ce ne sono altri importanti, che tuttavia non sono ben espressi nelle schede tecniche fornite dai produttori. Abbiamo già accennato alla velocità dell’autofocus, che i produttori forniscono raramente. Una videocamera con autofocus lento darà risultati sgradevoli per qualche istante ogni volta che si usa lo zoom o si cambia velocemente soggetto. Non resta che provare il modello che si intende acquistare (ricordandosi di testarla anche su questo aspetto). La prova sul campo è necessaria per verificare il suo comportamento in presenza di poca luce, dal momento che il valore che indica l’intensità di luce, il lux, non è stato standardizzato consentendo ai produttori interpretazioni soggettive. Altri componenti di una videocamera che è bene valutare di persona sono il mirino e il monitor a LCD. Una volta per riprendere veniva usato esclusivamente il mirino, che di solito è formato da un display di piccole dimensioni (mezzo pollice) e di bassa risoluzione. Oggi si tende invece a usare sempre di più il monitor, che in molte videocamere è estraibile ed orientabile. Le sue dimensioni, di solito, oscillano tra i 2,5” e i 3,5”. E’ fondamentale rendersi conto della sua qualità, soprattutto per quanto riguarda contrasto e luminosità, osservandolo all’opera in piena luce. Infine, un occhio attento va alla durata delle batterie. Quasi tutte le videocamere oggi hanno batterie agli ioni di litio, non costosissime, con una discreta autonomia e non soggette all’effetto memoria, che ne compromette la durata quando sono ricaricate prima di essere completamente esaurite. Purtroppo non tutti i produttori hanno specificato la loro durata e, in ogni caso, quella dichiarata non comprende quasi mai l’utilizzo con opzioni che notoriamente assorbono molta energia, come la visione notturna a infrarossi, lo stabilizzatore e gli effetti video.


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